Occorre educare al gaming. Il vizio del gioco è antico e proibire non risolve

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Il gambling come forma di dipendenza. È questo il succo dell’intervento di Eugenio Bernardi, vicepresidente dell’associazione Sapar (Servizi apparecchi per la pubblica amministrazione), che ha rilasciato qualche giorno fa presso la Commissione Salute dell’Emilia-Romagna. 
Secondo quanto dichiarato nello stralcio del suo intervento riportato da gamingreport.it,il fulcro dei problemi che riguardano decine di migliaia di consumatori è internet. La sua tesi è avvalorata dai numeri: il 50% degli utenti problematici gioca d’azzardo sulla rete, la metà di questi ha una certa assiduità a giocare sul web, utilizzando anche lo smartphone e/o il tablet. È da questo che si può e si deve partire per contrastare il diffondersi del GAP, meglio noto come gioco d’azzardo patologico.
Ma qual è la ricetta di Bernardi? Innanzitutto, ridimensionare la spesa dedicata al gioco d’azzardo, ma non la repressione o l’espulsione di alcune tipologie di giochi. “Occorre educare al gaming, di qualsiasi tipo esso sia. Il vizio del gioco è antico e proibire non risolve. Serve educare all’uso del libero arbitrio”: ha affermato il presidente dell’associazione. Insomma, non è il proibizionismo l’arma per combattere la ludopatia. Difatti c’è da sottolineare come, secondo quanto emerge da una indagine condotta su scala nazionale dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, il 63,7% degli scommettitori non ha superato i 10 euro di spesa e solo lo 0,6% è a rischio patologico. Il dato è uno dei più bassi in tutto il mondo. È in calo anche il numero dei giovani che si avvicinano al mondo d’azzardo.
E le donne? Secondo quanto detto dalla psicologa e psicoterapeuta Fulvia Prever le donne sono delle assidue giocatrici e pertanto il gambling non è più un fenomeno di nicchia solo maschile. Queste le sue parole riportate da PressGiochi: “Il gioco può diventare un metodo di fuga e di trasgressione. Le donne diventano ludopatiche più rapidamente. Quindi il periodo di gioco patologico è molto più breve. Un grande ruolo in tutto questo ha avuto la pubblicità. Quello è importante è capire la progressione da gioco sociale a gioco patologico. Le donne sono attratte da lotterie istantanee, gratta e vinci e bingo. Sta salendo anche l’online, perché è possibile giocare da casa. Il fenomeno è comunque in crescita”. La relazione tra gioca d’azzardo e pubblicità viene messe in risalto anche dalla esperta in dipendenza, un tema che negli ultimi mesi ha suscitato un mare di polemiche per l’approvazione del Decreto Dignità, che ha sancito il ban della pubblicità legata al gioco d’azzarda dai mass media televisivi e digitali. Adesso, dobbiamo attendere i risultati di nuovi studi e ricerche per capire se gli interventi intrapresi del governo si riveleranno utili nel contrasto del GAP e nella riduzione numerica dei giocatori problematici.