Ludopatia rosa: Donne e gioco d’azzardo

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L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha presentato nei giorni scorsi i dati della spesa sul gioco d’azzardo in Italia dai quali emerge che la spesa netta per il gioco fisico e telematico è stata, per l’anno 2017, superiore ai 20 miliardi di euro. Nel Rapporto di Ricerca sulla diffusione del gioco d’azzardo fra gli italiani attraverso gli studi IPSAD® ed ESPAD®Italia del CNR emerge che nella fascia d’età 15-64 anni il 51,1% degli uomini ha giocato nell’ultimo anno somme di denaro, contro il 34,4% delle donne. Il gioco d’azzardo è, come riporta la tabella elaborata da Giochi di Slots, all’ottavo posto della classifica delle dipendenze dopo fumo, alcool, social network, droga, smartphone e shopping compulsivo, anche se il rilievo che i media danno a questa dipendenza è sempre maggiore rispetto ad altre, ma spesso le dipendenze si incrociano e collegano tra loro portando a fumare e bere davanti al computer mentre si gioca. 

Le differenze tra la ludopatia femminile e maschile
In questo complesso quadro si colloca l’aumento costante delle quote rosa coinvolte e si scopre che la ludopatia femminile ha origini ben diverse da quella maschile. Una donna che gioca d’azzardo è come una donna che tradisce. Si rifugia nel gioco per insoddisfazione e non perché è attratta da ciò che è proibito. A riprova di questo elemento ci sono le tipologie di giochi predilette e cioè slot machine, videolottery, Lotto, Gratta&Vinci. Tutti giochi non di strategia.A differenza dell’uomo, che spesso cade nella morsa del gioco d’azzardo a causa di una mancata conoscenza delle basi matematiche dei giochi d’azzardo che scaturisce in una errata sovrastima delle probabilità di vincita, la donna che gioca è una donna che non vuole fare calcoli o concentrarsi sul gioco, ma delusa dalla propria vita, dalla propria famiglia, dal proprio lavoro e, in una fascia d’età più matura rispetto a quella che interessa gli uomini, riversa le sue frustrazioni in un’esperienza che promette spensieratezza e gioia. Un aspetto completamente nuovo della ludopatia femminile rispetto a quella maschile è la tipologia di ruolo nella famiglia. La donna oltre ad essere sempre più spesso una lavoratrice, è sempre moglie, mamma ma anche casalinga. L’equilibrio di molte dinamiche domestiche gravita attorno a lei e quando viene a mancare questo perno, tutto il sistema famiglia rischia di crollare. 
Ludopatia, una malattia psichiatrica invalidante
Il disturbo da Gioco d’Azzardo è quindi una vera malattia psichiatrica invalidante e non solo un fatto sociale come ufficialmente dichiarato dall’American Psychiatric Association (APA) nel 1980. Il gioco d’azzardo patologico (GAP) è stato classificato nel 1994 nel DSM-IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come “disturbo del controllo degli impulsi”. C’è un aspetto molto importante nella stima dei numeri che non può essere sottovalutato e cioè il riconoscimento e l’ammissione da parte del soggetto dipendente delle proprie patologie. Molti dipendenti compulsivi da gioco non sanno di esserlo ed anche in questo aspetto le donne si differenziano perché riconoscono prima la loro dipendenza, ma a differenza degli uomini, non sono molte quelle che chiedono aiuto perché l’idea del giocatore d’azzardo è sempre ricollegata ad un uomo e non ad una donna e questo crea maggiore vergogna nella richiesta d’aiuto. Queste donne purtroppo si chiudono nel silenzio e nella frustrazione che rischia di creare un circolo vizioso che sempre più le porta a sprofondare in un abisso senza via d’uscita.