Gli italiani bocciati all’esame di enologia


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Pasqua Vigneti e Cantine,


Gli italiani bocciati all’esame di enologia

Siamo il paese per eccellenza nel campo della produzione vinicola eppure gli italiani, come emerge da uno studio promosso da confondono il Blanc de Blanc con un titolo nobiliare e sono ignari dei processi produttivi.

Nel 2010 l’Italia ha fatto stappare nel mondo più di due miliardi di bottiglie (Fonte Coldiretti 2011) ma gli italiani, interrogati sul mondo dell’enologia, mostrano lacune. Trovano difficoltà nel leggere le etichette (32%) senza considerare il rebus dell’abbinamento con i cibi (19%). 

Sette italiani su dieci dichiarano di badare molto all’italianità del vino che acquistano, e nonostante quasi cinque su dieci (44%) ha affermato di essere abbastanza ferrato sull’argomento, facendo molta attenzione al gusto (19%) o al territorio di provenienza (29%), emerge un’ignoranza diffusa sul mondo dell’enologia. 

Tecniche di produzione, termini specifici, e vini rinomati confusi per liquori: l’appassimento diventa la seccatura dei petali dei fiori (25%), il sommelier colui che mesce il vino (32%) e l’Amarone un liquore (23%). 

Il vino insomma è il fiore all’occhiello dell’eccellenza italiana ma gli abitanti del Belpaese dimostrano di non conoscerne a fondo ogni segreto.

Questo è quanto emerge dallo studio promosso, in occasione della 45°edizione del Vinitaly 2011, da Pasqua Vigneti e Cantine, prestigiosa azienda vitivinicola veneta, tramite un sondaggio online che ha coinvolto 1250 uomini e donne italiani di età compresa tra 18 e 55 anni, a cui è stato chiesto il loro parere sul vino e sono state indagate le competenze sull’intero mondo dell’enologia e della viticoltura.

Nel comparto enologico l’Italia si conferma eccellenza mondiale: secondo Coldiretti nel 2010 l’esportazione ha avuto un incremento del 9%. 

Questo vuol dire che il vino italiano è ricercato perché di qualità e prestigio, e infatti sette italiani su dieci dichiarano che quando acquistano vino preferiscono quello Made in Italy, la cui eccellenza è dovuta alla regione di provenienza (29%) e al gusto migliore (19%).

Durante il processo di acquisto, gli italiani ammettono di avere notevoli difficoltà. Tra le problematiche, la maggiore che viene riscontrata è quella che riguarda le etichette delle confezioni, che per quasi tre italiani su dieci risultano spesso incomprensibili e poco chiare (32%).

E se il 17% reputa come prima discriminante il costo troppo elevato di alcune bottiglie particolari, per il 17% ha poca dimestichezza nel trovare l’abbinamento ideale con gli altri cibi.

Eppure quasi cinque italiani su dieci (44%) hanno dichiarato di sentirsi un ottimo conoscitore del prodotto, e se un 21% dichiara di non volersi giudicare, almeno uno su dieci (12%) ha ammesso di avere una pessima conoscenza a riguardo, affermando di non essere in grado di riconoscerne le qualità specifiche.

Quanto rispondono correttamente ai quesiti riguardanti il vino o i suoi processi produttivi? Parecchia incertezza infatti c’è nel definire esattamente il sommelier: tre italiani su dieci pensa che sia colui che mesce il vino (32%), il 19% invece pensa che sia un calice particolare che serve a degustarlo e per il 9% è colui che consiglia il vino più adatto. Appena quattro italiani su dieci (39%) sanno esattamente che è un esperto studioso delle proprietà organolettiche del vino. Così come molta ignoranza c’è per quanto riguarda i processi produttivi del vino.

L’ignoranza diventa poi più elevata quando ci si trova di fronte a termini stranieri. Il Blanc de Blanc, ad esempio, rinomatissimo champagne, per due su dieci è una penna di valore (22%), per altri è un titolo nobiliare (19%) o una linea di profumi (12%), mentre il 44% degli intervistati sa che è un prestigioso vino bianco. Il Brut viene poi identificato dal 27% con un aggettivo dispregiativo francese o un’espressione tipica lombarda (13%), mentre c’è addirittura chi lo associa ad una corrente artistica (19%) mentre poco meno del 36% afferma che è una tipologia di vino molto secca come gli spumanti o lo champagne.

Italiani amanti del vino nostrano ma ignari anche delle specificità italiane. Infatti il corvina viene considerato un tipo di pesce (25%), una località di montagna (19%) o un formaggio (13%) e non un vitigno autoctono della Valpolicella (39%). Così come per l’Amarone, uno dei vini più rinomati del comparto enologico italiano: il 23% pensa che sia un liquore, il 16% un dolce tipico, il 7% addirittura un’arma medievale e solo il 46% afferma giustamente che è un rinomato vino veneto.

Allora, tutti al Vinitaly per scoprire i segreti e il gusto del buon vino italiano.




 




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