Università: più donne con la laurea, ma


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Università: più donne con la laurea, maAumentano le lauree in rosa, ma non vanno di pari passo con le opportunità di lavoro. Lo dimostra un’inchiesta pubblicata sul Corriere della Sera, che segnala come le donne scelgano in prevalenza “titoli deboli”, che non le permettono di guadagnare buoni posti di lavoro. Nell’anno accademico 2002-2003, su 100 immatricolati ben 55 sono donne, laureatesi spesso prima dei maschi e con voti più alti. Ma al momento di trovare lavoro ci mettono più tempo a quando lo trovano guadagnano, in media, il 27% in meno.



La spiegazione sta nella scelta di facoltà “femminilizzate” come quelle delle scienze dell’educazione (86,2% delle immatricolate nel 2001-2002 erano donne), lingue (80,8% di donne), psicologia (77,4%) e lettere (71,9%). Facoltà che offrono pochi sbocchi lavorativi ed hanno le peggiori possibilità di trovare lavoro entro tre anni. Mentre chi si laurea in ingegneria (facoltà frequentata per l’83,3% da studenti maschi) e informatica (85,6% di maschi) ha quasi la certezza di trovare un posto entro il triennio (lo fa rispettivamente il 93% e 91%), i laureati in pedagogia e lettere che trovano lavoro scendono al 39,2% e 56,8 per cento.



Un’asimmetria davvero preoccupante, dovuta spesso non solo a scelte personali, ma anche familiari, come capita ad esempio nel Nordest, una delle aree con più aziende familiari ma dove la percentuale delle donne titolari d’impresa è più bassa che nel resto d’Italia. “Il capitale reale, la fabbrichetta, va ai maschi - spiega Antonio Schizzerotto, sociologo dell’università Bicocca di Milano - la laurea, invece, che rappresenta il capitale culturale, va alle donne. A lungo termine l’effetto sarà devastante: avremo un’enorme massa di donne istruite senza potere e uomini potenti praticamente analfabeti”.

Ed è proprio per uscire da quest’impasse e spingere le donne verso facoltà più promettenti che al Politecnico di Torino le autorità accademiche hanno lanciato il “Progetto donna: professione ingegnere” . Prevede 200 borse di studio da 900 euro e il bando ufficiale recita che “alcuni pregiudizi sono saldamente ancorati in seno alla famiglia e alla società. I genitori o gli insegnanti dissuadono le ragazze dal seguire una formazione che le condurrebbe a professioni tradizionalmente maschili in cui la presenza delle donne non è ancora completamente accettata”. Secondo Maria Schiavone, responsabile del progetto, “il problema è sentito anche all’estero, tanto è vero che in Inghilterra c’è l’ipotesi di tornare alle classi uniche per avvicinare le donne alla tecnologia: in quelle miste sono i ragazzini a monopolizzare l’uso dei computer”.






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