Gli idiomi minoritari: come salvarli da una probabile scomparsaSecondo gli esperti nei prossimi cento anni sparirà almeno un linguaggio ogni due settimane. Per arrestare il processo di erosione linguistica in tutto il mondo sono in atto progetti che coinvolgono associazioni, istituti e semplici appassionati. La diversità delle lingue e delle loro varianti è una parte vitale dell’identità culturale del mondo. Quando parliamo di lingue, infatti, parliamo di valori, di idee, di tradizioni. Che le lingue nel tempo si trasformino o scompaiano è noto. Meno nota è forse la rapidità allarmante con cui questo fenomeno avviene. L’Atlante dell’Unesco sulle lingue a rischio di estinzione calcola che, nei prossimi cento anni, rimarranno in uso soltanto trecento delle oltre seimila che vengono parlate attualmente nel mondo.Secondo la nuova edizione dell’Atlante, presentata quest’anno in occasione della Giornata Internazionale delle Lingue e disponibile online a pagamento, tra i motivi della riduzione del nostro partimonio linguistico vi sono l’urbanizzazione, l’inefficace trasmissione tra le generazioni e la predominanza degli idiomi politicamente dominanti. Se scompaiono però, le lingue possono anche ricomparire, grazie allo sforzo di filologi e appassionati, e all’impegno politico in difesa delle minoranze etniche. In soccorso alle lingue minori viene anche la Rete, già divenuta un ottimo veicolo di conservazione delle tradizioni, mediante la promozione di programmi di alfabetizzazione e di conservazione linguistica. Il traffico di informazioni e la rapidità con cui è possibile reperirle in Internet permette ai linguisti e alle associazioni che si occupano degli idiomi minoritari di comunicare e collaborare a livello internazionale. Sono molti i progetti telematici sostenuti da università, centri di ricerca o appassionati che tentano di mantenere viva la tradizione attraverso risorse linguistiche, informazioni teoriche, forum di discussione, file audio. Alcuni studiosi dell’Università dell’Arizona hanno creato una versione virtuale del dizionario della lingua Tohono, parlata nel sud dell’Arizona e nel New Mexico, ormai priva di vocabolari cartacei. Tra i progetti finanziati dall’Unione Europea il portale Eurolang (www.eurolang.net) , con informazioni e notizie interessanti sugli idiomi minoritari del Vecchio Continente. Inaugurato nel 2000, è oggi una preziosa fonte, che giornalmente fornisce notizie sul gallese, l’occitano, il lappone o il frisone, oltre agli ultimi aggiornamenti legislativi, culturali e politici. Un altro intervento dell’Unione Europea a favore delle minoranze linguistiche ha portato alla costituzione del network Mercator (www.mercator-central.org), composto da tre centri di ricerca e sperimentazione (educazione, atti legislativi e media), che si occupano di promulgare informazioni obiettive ed affidabili sulle lingue minoritarie. La sezione dedicata all’educazione contiene un database di tutte le organizzazioni e gli individui coinvolti in progetti di rivitalizzazione lingustica. Nel 2001, anno europeo dele lingue minoritarie, è nato, per iniziativa dell’Eblul (European Bureau for Lesser Used Languages), il sito www.eblul.org/wow, che descrive la situazione linguistica europea e raccoglie informazioni su oltre quaranta idiomi minori. Della diversità linguistica nel mondo si occupa anche il progetto Ethnologue (www.ethnologue.com) di Dallas, che da più di cinquant’anni lavora per promuovere lo sviluppo linguistico attraverso la ricerca, la traduzione, l’alfabetizzazione. La pubblicazione cartacea, ristampata ogni quattro anni e giunta alla sua quattordicesima edizione, è ora disponibile online ed offre un ricchissimo database delle lingue parlate nel mondo, suddivise per aree geografiche, oltre a software che ne facilitano lo studio. La mappe linguistiche create da Ethnologue sono consultabili sul sito e disponibili in CD Rom. Gli esperti dichiarano che una lingua è in pericolo quando il 30 per cento dei bambini appartenenti ad una comunità cessano di impararla; per questo alcuni progetti danno vita a programmi didattici rivolti ai più piccoli. Il Diné College di Tsaile, in Arizona, sul sito http://cdte.ncc.cc.nm.us, raccoglie nella sezione Multimedia una trentina di libri per ragazzi scritti in Navajo, l’antica lingua degli Indiani d’America, con immagini e file audio. Ma qual è la situazione in Italia? La Rete offre a chi riconosce l’importanza di mantenere vive le nostre tradizioni, una vasta mappa di siti dedicati ai vari dialetti regionali. Si va dal milanese (www.elmilanes.com), al friulano (www.gropfurlan.org), al genovese (www.geocities.com/ziardua/zeneize.html), al dialetto ciociaro (www.ciociari.com/VecchioEco/il_dialetto_ciociaro.htm). Il progetto dell’Institute of Phonetic Sciences (http://fonsg3.let.uva.nl), invece, raggruppa tutti i liguisti europei che si occupano dello studio del sardo. E ancora raccolte di detti e proverbi ascolani (www.rinascita.it/spaziogiovani/dialetto.html), toscani (www.utas.edu.au/docs/flonta/DPbooks/GIUSTI/GIUSTI.html) e valdostani (www.aostavalley.com/PV/loita.htm#a). Ufficio europeo per le lingue meno diffuse Elenco delle lingue parlate in Italia Dialetti d’Italia Poesia dialettale italiana Le lingue dell’Italia antica |
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