EMOTIVI ANONIMI. IL TRAILERUn film che insegna a convivere con le proprie emozioni Jean-René, proprietario di una fabbrica di cioccolata, e Angélique, cioccolataia di talento, sono due emotivi al massimo grado. La passione comune per il cioccolato li fa incontrare. Si innamorano senza però osare confessarselo, e purtroppo la loro cronica timidezza minaccia di allontanarli uno dall’altra… Alla fine riusciranno a vincere la mancanza di fiducia in loro stessi e si metteranno in gioco rivelando i propri sentimenti.
Il film nasce partendo dalla realtà di un'organizzazione , "LES EMOTIFS ANOMYMES" che offre un programma suddiviso in dodici tappe molto simili a quelle degli alcolisti anonimi. Il gruppo è formato da persone che si incontrano a cadenza settimanale il cui scopo è quello di imparare a conviveve con le proprie emozioni e ritrovare un equilibrio emotivo.
Il programma è famoso per aver compiuto dei veri miracoli nella vita di molte persone che soffrivano di disturbi legati all’emotività, come collera, depressione, difficoltà relazionali, lutto, ansia, poca stima di se stessi, panico, paure irrazionali, risentimento, gelosia, sensi di colpa, mancanza di speranza, isolamento, pensieri negativi ossessivi, comportamenti compulsivi e ogni altro disturbo legato all’emotività.
ALCUNE DOMANDE AL REGISTA, JEAN-PIERRE AMÉRIS
Come è nato questo progetto?
Ho la sensazione di averlo sempre avuto dentro. Tra i miei film è sicuramente il più personale e autobiografico. Ho sempre saputo che un giorno avrei raccontato una storia sulla mia iper-emotività, sul panico che talvolta mi prende fin da quando ero piccolo.
Mi ricordo che da bambino, quando dovevo uscire di casa, sbirciavo prima attraverso il portone semiaperto per accertarmi che non ci fosse nessuno per la strada. Se arrivavo tardi a scuola, non riuscivo a entrare in classe. E la cosa si è aggravata durante l’adolescenza e questo, tra l’altro, è uno dei motivi che ha scatenato la mia passione per il cinema. Protetto dal buio delle sale, ho potuto finalmente provare paura, tensione, gioia, speranza, ho potuto lasciarmi andare a tutte le emozioni più forti, senza preoccuparmi di essere visto dagli altri.
Eppure ha girato molti film e quella del regista è una figura abbastanza esposta…
Il mio desiderio di fare film è derivato da questo amore per il cinema, ed è stato proprio il cinema a permettermi di superare le mie paure. Con il tempo ho cercato di trasformare il panico in un alleato. E’ diventato uno stimolo, un motore. E’ così che ho osato girare i miei primi cortometraggi, mettendomi sul serio nei panni di un regista, con tutto quello che comporta. A pensarci bene, mi rendo conto che in effetti la paura è sempre stata una protagonista nei miei film: la paura di impegnarsi in Le bateau de mariage, la paura di lasciarsi andare alla passione per la recitazione in Les aveux de l’innocent, la paura della morte in C’est la vie, la paura della sessualità in Mauvaises fréquentations. Le paure dei miei personaggi sono il prisma attraverso il quale li osservo ma, dato che la mia natura è positiva, mi piace anche raccontare come poi riescono a superarle e ad uscirne.
Ha mai fatto parte degli Emotivi Anonimi?
Nel 2000 ho scoperto l’esistenza di queste associazioni e ci sono andato. Ho anche fatto parte di un gruppo d’ascolto all’ospedale Pitié-Salpêtrière. Ho conosciuto altra gente, ho scoperto altre storie e, soprattutto, mi sono reso conto dell’incredibile numero di persone che soffre di questo malessere. Quello che un iperemotivo teme di più è il faccia a faccia, l’intimità. L’idea di mettersi a nudo, in senso proprio o figurato, gli crea uno stato di panico. Sono rimasto molto stupito nell’ascoltare la testimonianza di giovani donne molto belle che erano totalmente angosciate all’idea di un appuntamento; ho sentito uomini, dei quali avrei potuto invidiare l’apparente sicurezza di sé, raccontare fino a che punto l’idea di fare un discorso in pubblico li terrorizzava. Sono rimasto allo stesso tempo stupito e profondamente toccato da queste quotidiane debolezze.
Come definirebbe il profilo tipo di un iperemotivo?
Non è timidezza, è un’altra cosa. Si tratta di persone che vivono in uno stato di tensione semi-permanente, divise tra un desiderio fortissimo di amare, lavorare, esistere e qualcosa che le trattiene e le blocca ogni volta. Sono spesso piene di energia, e non sono né depresse né deprimenti. E’ questo loro tipico stato di tensione che mi ha fatto pensare ad una commedia, perché questa cosa le fa trovare spesso in situazioni incredibili. Nei gruppi d’ascolto ho sentito cose decisamente buffe, delle quali finivamo col ridere tutti insieme.
Gli iperemotivi sono talmente pronti a tutto pur di evitare ciò che fa loro paura, che finiscono col ritrovarsi in situazioni complicatissime e davvero grottesche. E quando osano passare all’azione, possono arrivare a fare cose folli. Funzionano come dei motori a scoppio. Uno spunto formidabile per una commedia.
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