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Politica: un governo senza donne

mai così poche, almeno nell'ultimo decennio, la quota di donne elette in Parlamento. Poco interesse nella politica da parte delle donne, mancanza di fiducia nelle loro capacità di governare o scarsa informazione sulle candidate in rosa?

Elezioni in rosa-scuro per le donne. Le recenti elezioni dello scorso 13 maggio hanno accentuato il divario che separa le donne dalla politica. Mai cosi poche, infatti, sono state le elette, almeno negli ultimi Parlamenti. Erano in 124, tra Camera e Senato, dopo le elezioni del 1994, ma già nel 1996 erano scese a 96.

Quest'anno sono solo 87 (62 deputate e 25 senatrici), poco meno del 10 per cento degli eletti in totale, un dato che pone l'Italia agli ultimi posti dei governi europei (in Svezia raggiungono il 40 per cento). Insomma, politicamente, il nostro resta un paese profondamente misogino.

Più "maschilista" la Casa delle Libertà dell'Ulivo, con 30 elette (5,5 per cento del totale) contro 52 (13,6 per cento), mentre probabilmente solo una donna, Letizia Moratti, sarà ministro. "E' veramente sconfortante - ha detto Alessandra Mussolini - bisognerà lottare a tutto campo e rinvigorire un'antica battaglia, che deve vedere schierate e coinvolte le donne di tutte le appartenenze politiche".

Intanto, però, per la prima volta una lesbica dichiarata entra a Montecitorio. Si tratta di Titti De Simone, leader dell'Arcilesbica, eletta con Rifondazione Comunista. "E' un risultato importante per il movimento, un segnale di innovazione della politica e una risposta all'avanzata della destra", esulta la neoparlamentare. Il primo atto di cui si farà promotrice, annuncia, saranno iniziative di legge antidiscriminazione, sulle unioni civili e le adozioni per i gay. E anche due donne col pancione ce l'hanno fatta, sbaragliando i candidati maschi a Siracusa e Genova. Sono Stefania Prestigiacomo, 34 anni, vice presidente del gruppo di Forza Italia, e in attesa del primo figlio, e Roberta Pinotti, 40 anni, al nono mese di gravidanza, eletta nelle file della Quercia.

Quali i motivi di una scelta così radicale? Innanzitutto l'ancora poco interesse delle donne verso la politica. Anche se il numero delle candidate è salito rispetto alle ultime consultazioni elettorali (635 contro 419), la percentuale rispetto ai maschi continua a calare (dal 17, 6 per cento del '94, al 13,1 per cento del '96, sino al 12,9 di quest'anno. Poi la minor fiducia, in generale, verso le donne politiche. Se delle candidate presentatesi nel '94 erano state elette il 22,9 per cento, ovvero una su cinque, quest'anno ce l'hanno fatta solo il 13,7 per cento. Tutto questo nonostante un terzo degli italiani, in un sondaggio pre-elettorale, avesse giudicato positivamente l'affidamento ad esse di un maggior numero di incarichi istituzionali negli enti locali.

Commissione Nazionale per la parità e le pari opportunità


 

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